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Abbiamo già parlato delle fonti di energia rinnovabili nel nostro precedente articolo, ma come si differenziano da quelle non rinnovabili?

Le fonti energetiche disponibili

Fra le tante risorse del nostro pianeta che utilizziamo per l’energia e il riscaldamento non tutte hanno la stessa capacità di rigenerarsi in tempi brevi. L’obiettivo verso cui tutti dovremmo tendere è quello di consumare meglio, scegliendo con cura le fonti utilizzate per ridurre l’impatto ambientale dei combustibili fossili e delle emissioni di CO2.

Sempre più spesso, infatti, si sente parlare di efficienza energetica per indicare la capacità di un sistema di ottimizzare l’utilizzo di energia, raggiungendo il risultato richiesto con consumi più bassi. Se poi questa energia deriva da fonti rinnovabili, ancora meglio!

Le fonti energetiche non rinnovabili

Le fonti energetiche non rinnovabili possono essere raggruppate in due categorie: fossili e nucleari. Sebbene siano stati compiuti passi importanti verso nuove forme di energia pulita, i combustibili fossili continuano ad essere utilizzati in percentuali molto alte, che sfiorano ancora l’80%.

I combustibili fossili non rinnovabili

I combustibili fossili derivano da materia organica sedimentata negli strati terrestri: il carbone, il gas naturale ed il petrolio greggio.

Il carbone è un combustibile fossile formatosi nell’arco di milioni di anni grazie al decadimento della vegetazione, compattata e riscaldata nel tempo tra gli strati della crosta terrestre. Il carbone è il più abbondante tra i combustibili fossili e si stima che le attuali riserve potrebbero durare altri 150 anni, nonostante l’uso massiccio che l’industria ne ha fatto fino alla prima metà degli anni ‘90, quando il suo consumo è iniziato a calare in favore di petrolio e gas. I Paesi in via di sviluppo, però, stanno ancora consumando quasi esclusivamente carbone, più economico rispetto ai concorrenti. Cina e India sono tra i principali consumatori di questo combustibile.

Il petrolio, invece, è attualmente il combustibile più utilizzato al mondo. Si forma da depositi di microorganismi marini sul fondo del mare: questa sostanza oleosa rimane intrappolata in piccoli spazi dai quali è estratto con la trivellazione e trasformato tramite un processo di raffinazione, non privi di alti rischi ambientali.

Oltre a potersi esaurire nel giro di 50-70 anni, il petrolio greggio non si trova ovunque sulla Terra e i diritti sulla sua estrazione sono stati purtroppo causa di numerose guerre tra vari Paesi.

Con gas naturale, invece, si intende principalmente il metano (CH4), compresso in piccoli volumi a grande profondità. È un combustibile fossile gassoso abbondante e relativamente pulito rispetto a carbone e petrolio. Come quest’ultimo, si forma dalla decomposizione di microrganismi marini e viene portato in superficie tramite trivellazione.

Fino alla fine del secolo scorso è stato il combustibile fossile meno utilizzato, ma oggi il consumo di gas naturale ha superato quello del carbone nei Paesi sviluppati.

Si stima che le riserve possano esaurirsi nei prossimi 80 anni, per questo è necessario correre ai ripari e valutare fonti energetiche alternative.

I combustibili nucleari

Con il termine combustibili nucleari, invece, si intendono principalmente i materiali fissili sottoposti a un processo di reazione nucleare per mezzo di reattori.

In realtà parlare di “combustibile”  è improprio, in quanto non avviene alcuna “combustione”: durante il funzionamento di un reattore gli atomi di questi elementi vengono scissi tramite il processo di fissione nucleare, rilasciando energia termica che, azionando meccanicamente una turbina accoppiata ad un alternatore, produce energia elettrica.

I materiali per il nucleo più comunemente utilizzati sono miscele ad alto contenuto di uranio 235 o di alcuni isotopi di plutonio.

Il consumo del combustibile nucleare è molto lento, in grado di tenere in funzione il reattore e fornire energia per parecchi anni, ma tuttavia lo smaltimento delle scorie radioattive o eventuali guasti alla centrali possono essere molto pericolosa dal punto di vista ambientale.

Inoltre, dato che il processo di estrazione mineraria per procurarsi l’uranio emette radon, un gas radioattivo, e altri prodotti altrettanto radioattivi, il suo uso deve essere limitato e regolamentato.

Verso l’esaurimento

Abbiamo quindi visto come tutte le energie non rinnovabili sono generate da fonti esauribili e, nella maggior parte dei casi, anche fortemente inquinanti. Quello che frena l’utilizzo pieno e consapevole delle energie rinnovabili è l’investimento iniziale per la realizzazione degli impianti di sfruttamento, anche se i costi di gestione delle centrali a carbone potrebbe prestissimo costare più che la costruzione di nuovi impianti fotovoltaici o eolici, se realizzati su scala industriale. E “consumando” una fonte energetica dal costo zero, totalmente fornita dalla Natura.

Esempio: se nel 2021 sostituissimo l’equivalente della produzione di 500 gigawatt di carbone con energia fotovoltaica o eolica, si potrebbero ridurre i costi annuali dell’intero sistema energetico mondiale di oltre 20 miliardi di dollari, con un drastico calo delle emissioni annuali di anidride carbonica e uno stimolo agli investimenti pari a circa l’1% del PIL globale.

L’obiettivo di IMIT è quello di promuovere nuove tecnologie del comfort climatico, anche attraverso una serie di prodotti dedicati alle energie rinnovabili, per garantire agli utenti risparmio energetico ed economico, salvaguardando il nostro Pianeta.

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